Il libero pensatore: la storia del “più matto dell’Umbria“
Nel corso del 2009, abbiamo prodotto, scritto, diretto, e realizzato un documentario intitolato “Il Libero Pensatore – parte prima: il Gorino e i la ricchezza” (Italia 2009, 96 min). Attraverso materiali di repertorio, interviste, foto, musiche, e spezzoni delle 101 videocassette girate dallo stesso Gorini negli anni ’80, “il libero pensatore” documenta la vita del “più matto dell’Umbria” (definizione coniata da Ugo Gregoretti), l’evoluzione di una parte importante della cultura popolare della regione dal dopoguerra ad oggi, oltre che fornire una panoramica tutta “goriniana” sui mali della società moderna: l’arrivismo, il carrierismo, la frenesia di ricchezze, il consumismo, ecc.
Stiamo attualmente inviando il documentario a diversi festival cinematografici di diffusione nazionale.
E’ nei nostri progetti di produrre altri documentari “goriniani” su tematiche diverse dal denaro (ad esempio, il Gorino e la legge, il Gorino e la natura, ecc), così da dare una maggior profondità al personaggio e creare una vera e propria collana dedicata al Gorino e alla salvaguardia della cultura locale umbra. Per questo, siamo alla ricerca di collaborazioni, partnership, produttori, a qualunque organizzazione o individui interessati a partecipare a questo progetto.
[qualche nota del curatore del documentario]
La capsula del tempo
Immaginate di camminare e di imbattervi, per puro caso, in una capsula del tempo. Uno di quei contenitori che, fino a qualche decina di anni fa, era di gran moda riempire con oggetti, fotografie, disegni e quant’altro potesse trasmettere alle generazioni future una testimonianza dei tempi andati. Qualcosa di simile, insomma, alla placca sulla carrozzeria della sonda Pioneer 10:

"Veniamo in pace"
“Abitiamo nella Via Lattea, Sistema Solare, terzo pianeta; siamo fatti così (perlomeno quelli più in forma); ragioniamo in sistema binario e, soprattutto, veniamo in pace!”.
Questo è ciò che è successo a me (anche se certamente su scala ridotta) quando sono entrato in contatto con quel personaggio eccezionale che era Vittorio Gorini.

Il Gorino e le 27 massime
A dire la verità, come la maggior parte dei perugini, fin dall’infanzia conservo in memoria una serie di istantanee inalterabili dal tempo: il Gorino sul suo letto a motore, il Gorino che passa per il centro in motorino vestito da bersagliere con un altoparlante e la musica a tutto volume e uno stormo di piccioni al seguito, il Gorino vestito da indiano, il Gorino lungo Corso Vannucci vestito da Babbo Natale o da Befana che distribuisce caramelle, cioccolate, e biglietti da visita, e molte altre. Immagini che fanno parte dell’inconscio collettivo, del patrimonio culturale, e alla fine delle istituzioni (sia pure immateriali) del capoluogo umbro.
Io,so nato verso l centro,a la Conca,
e se parlava sòl nà lingua,l Dònca.
Er’ànco l posto, dùa viveva, l pòr Gorino,
quìl che giva n gìr cò llètto,ataccàt tàl motorino.
Armùginàva spesso, ntlà sù testa…ore e ore,
ntì biglietti c’éva scritto,”Libero Pensatore”.
Sì era n giornata bòna, à la fontana, ntòl fà sera,
l vedevi a comparì,con dietro llétto e la bandiera.
Spesso, io cé passo, giù pé la Conca,
e cé penso,tà quél vecchio,che parlava solo l Dònca.
Che còl sù fa, così festante, e ben deciso,
tè salutava,e te guardava, regalandòté n sorrìso.
”’l Gorino”, poesia di Marco Mariuccini.
Per quanto impresse profondamente, tuttavia, queste forme rimangono prive di profondità, di spessore – ci dicono che fino a qualche tempo fa la città era attraversata da correnti sotterranee di una particolare forma di follia, di cui Gorini (insieme ad altri) era incarnazione concreta e simbolo ad un tempo. Ma non ci dicono in che cosa consiste, questa follia, non chiariscono chi è Vittorio Gorini, non ci permettono di comprendere la persona, il suo modo di pensare e sopratutto la sua particolare filosofia di vita – perché è questo che in fondo interessa tutti noi:
“…peccato che sia così raro incontrare gente come lui…..un giorno mi disse: vuoi sapere la verità delle cose? Chiedila ad un matto, ti dirà sempre la verità…come aveva ragione, il problema è,che oggi i matti ci governano!” (un membro del fan club del Gorino su facebook.com)
Venire in possesso di una capsula del tempo – una come quella sulla quale sono inciampato io – aiuta ad acquistare profondità, a dare spessore alle immagini….oltre che aprire non pochi interrogativi. Nell’estate del 2006, saputo della scomparsa di Vittorio, decido di andare alla ricerca di qualche ricordo delle sue folli imprese, o di una delle videocassette che sapevo aveva prodotto nel corso degli anni. Complice la disponibilità di tempo e la curiosità, non mi scoraggio di fronte all’interminabile sequenza di segreterie telefoniche, musichette irritanti, nenie burocratiche, centraliniste scortesi, e finalmente scopro che esiste ancora in vita una nipote di Vittorio, la quale mi invita molto gentilmente a casa sua e dopo avermi raccontato la storia degli ultimi anni del libero pensatore (in particolare, un doloroso sfratto dall’appartamento che aveva abitato fin dal 1923!), mi sorprende affidandomi due casse del peso di circa 35 chili l’una – la capsula del tempo, appunto. Come scoprirò più tardi, nel 1988 “il più matto dell’Umbria”, ormai ultrasettantenne, aveva deciso di imbarcarsi in una impresa da Guinness dei primati. Acquistata una telecamera professionale di seconda mano, la sistemò di fronte al tavolo di cucina, e, piazzatosi di fronte a questa postazione video, cominciò ad incidere una videocassetta al giorno, per ben tre anni, fino a riempire le due casse oggi in mio possesso con ben centouno (101!) videocassette VhS da tre ore. Trecentotrè (303!) ore……di che cosa? Cosa mai possono contenere? Come può un ultrasettantenne improvvisarsi regista, attore, narratore, ed operatore video? Ma anche: che tipo di persona può mai sentire un tale impulso … e oltretutto metterlo in pratica?

Ottenere in sorte le videocassette, all’inizio è stato proprio come inciampare su una capsula del tempo: ti chiedi che cosa ci sarà mai dentro, la apri, cominci a tirarne fuori strani oggetti, a fare delle ipotesi (a cosa servono, da dove vengono, chi ce li ha messi, perché ce li ha messi, ecc), ed a divertirti girandoteli tra le mani. Avendo a disposizione 101 videocassette, la mia prima reazione è stata di cominciare a guardarle, scoprendo man mano un sacco di aneddoti divertenti, molti “messaggi” contenenti una filosofia di vita tanto se non più bizzarra quanto la lingua nella quale veniva espressa, diversi ricordi di personaggi ed eventi del borgo più caratteristico della città dal dopoguerra ad oggi, considerazioni e massime di vita, progetti di invenzioni, e molto altro, presentato dalla verve di un eccezionale personaggio, il libero pensatore che ha lasciato una impronta nell’immaginario collettivo della città.
Per uno come me, “emigrato di ritorno”, non poteva che trattarsi di una boccata di aria fresca, una divertente re-immersione – via Gorini – nella vasca di pesci dalla quale ero partito qualche decennio prima. Se non che, dopo qualche tempo, ho cominciato a rendermi conto che quello che avevo tra le mani era qualcosa di più di un semplice souvenir, di una eccentrica collezione di storielle narrate da un altrettanto eccentrico individuo. Il progetto di tre anni di vita del Gorino (e per di più di tre anni della sua vecchiaia) era qualcosa d’altro, di ben più esteso: raccontare la sua intera vita. La sua infanzia, la sua adolescenza, la maturità, le persone incontrate, le lezioni apprese, gli errori commessi, i suoi vicini nel borgo, amici, nemici, tradizioni……uno spaccato di un individuo e, ad un tempo, di una città, un mosaico incredibilmente esteso, fatto di migliaia di piccole tessere coloratissime che, insieme, finiscono per comporre un quadro che non ha eguali nella storia del nostro paese – un racconto in prima persona di come un uomo di origini popolari abbia affrontato una esistenza difficile, povertà, guerra, e cambiamenti sociali epocali mantenendo una personale “follia”, una inventiva, un eclettismo ed una allegria che gli valse la definizione, coniata da Ugo Gregoretti, de “il più matto dell’Umbria”.
Una volta realizzato che la mia casuale (non del tutto casuale, come si vedrà nel documentario) capsula del tempo conteneva in realtà una mole impressionante di materiali dalle implicazioni di vasta portata, ho dovuto confrontarmi, volente o nolente, con la domanda: che fare di tutto ciò? Di materiale, ce n’era a sufficienza per rispondere ad alcune di quelle domande “serie” che, come ricercatore in scienze sociali, ho imparato ad affrontare negli ultimi due decenni della mia esperienza: chi era Vittorio Gorini? Com’era la città in cui sono nato, e come è cambiata nel tempo? Oltretutto, il formato dei materiali aveva il vantaggio di permettermi di sperimentare un nuovo linguaggio: non più la scrittura, ma piuttosto le immagini ed il suono. Meno precisi, certo, ma infinitamente più caldi di un rapporto di ricerca o di un articolo scientifico che finiscono per essere letti e discussi in modo freddo e distaccato da un ristretto circolo di addetti ai lavori. No, ho concluso. Questi materiali permettono (e meritano) di essere utilizzati e resi disponibili, indistintamente, a tutti coloro che si pongono delle domande sulla città o sulla società vivendoci dentro in prima persona. A coloro che hanno un interesse nei tempi passati perché si pongono delle domande sul tempo presente. A quelli che cercano prospettive, senso, e orientamento nelle esperienze, nelle disavventure, e nelle idee dei propri simili. Oltre che, ovviamente, a tutti coloro che, come me, sono convinti che sia giusto che rimanga una traccia di un personaggio eccezionale come Vittorio Gorini.
“per nasce…capiré…‘nce vole manco tanto
….é a mori’ che mette pensiero!” (Vittorio Gorini)

















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